5. LETTERA AD UN GIOVANE


 


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Le campane che da molti anni non riuscivo a sentire  mi hanno svegliato in questa alba di una domenica d’estate.
 Dal buio dell’oblio in cui da tempo mi hai rinchiuso ho deciso di parlare. Ho taciuto per molti anni, è forse questo è stato l’errore.
Ma come potevo parlare io a te, se tu mi hai sempre evitato?
Ridotto al silenzio, questo tuo “io” non può più tacere, ed è così che ha deciso di scriverti.
Ora tu dormi, e mentre cerchi nel sonno del giorno di trattenere ancora le emozioni della notte, io guardo il tuo corpo come casa a  me estranea: un “io” senza corpo e un corpo senza “io”.
Anche ieri, come ogni sabato sera, il solito rito ci ha divisi ancora: la doccia, le telefonate, ore davanti allo specchio per decidere se portarmi con te.
Ti sei guardato e non ti sei trovato, perché io non c’ero. Ero io che ti mancavo, ma tu non lo sapevi. 
Sdoppiato ed estraneo, sono stato dribblato da un altro “io” comprato all’ipermercato di chi ti vuole idiota, per poterti plagiare senza che tu ti possa difendere.
Hai sostituito il tuo “io” reale con un “io” artificiale: un “io” di tutti e di nessuno, e forse per questo più accattivante, potente nel sapere illudere perché  pronto a defilarsi quando incalzeranno le delusioni. Mi hai lasciato appeso al tuo attaccapanni, come uno straccio passato di moda, mai entrato in scena e sempre sulla soglia di una vita che non hai ancora il coraggio di guardare negli occhi.
Quando sei uscito ieri sera eri magnifico, attrezzato come non mai a conquistare ogni cosa, a fare tuo tutto ciò che ti sarebbe capitato di fronte, tranne te stesso, ma in fondo questo te stesso tu non l’hai mai cercato, non lo hai mai incontrato.
Senza il tuo “io” ti sentivi sicuro e invincibile.
Avresti affrontato il mondo intero: quel mondo che non avevi dentro tu lo cercavi fuori, un mondo da sfidare, da trasgredire, un mondo da uccidere per non morire della propria morte, per dire che in fondo ci sei anche tu.
    Poi la piazzetta, la discoteca, il giro in macchina, forse qualche pasticca. Hai fatto anche l’amore ieri sera, e forse qualcuno si è innamorato di te.
Ma cosa dico! Innamorato di te?
Forse è meglio dire di quell’altro che indossavi. 
Il piacere che hai provato non è bastato a lenire il dolore di questa grande bugia. Hai fatto l’amore , ma tu non c’eri, perchè io, il tuo “io”, non ero là con te.
E non è bastato il tuo corpo a compensare questa mia assenza. Senza di me quell’amore ti ha solo bruciato, e di esso non ti è rimasto nulla, se non un leggero desiderio, che se l’amore dovesse tornare, vuole che ci sia pure io,  perchè te lo possa consegnare ancora più puro.
Nasconditi ancora, sarai eternamente assente, anche se illusoriamente in scena, una scena che disegna intorno a te e dentro di te un vuoto che lentamente ti divora.

Ma in questa alba una campana mi ha svegliato, la voce di Colui che dicono che non c’è rimbomba come un richiamo profondo a farti fare questo viaggio in questa terra di nessuno.
Se tu ti raccogliessi da questo stupido gioco, se ti guardassi negli occhi, a tu per tu, mi troveresti - ti troveresti - e finalmente ti prenderesti per mano, per gioire di ciò che sei, per vincere le paure che ti porti dentro, per non perderti ancora nelle notti di questa lunga estate.
E quando di nuovo farai l’amore, finalmente ci sarai tu, ed io con te, ci sarai con tutto il peso del tuo esserci.
Ma ciò che appariva un peso si trasfigurerà in dono, perché avrai qualcosa da dare - quel te stesso ritrovato - e  non solo un corpo da usare, ma un volto da abitare, uno sguardo da incontrare, una storia da fecondare.
Ma tutto questo ha un prezzo, perché dovrai, nella tua infinita solitudine, guardarmi negli occhi, per forse  scoprire che in quel fondo buio c’è una luce che nessuna sconfitta potrà mai spegnere.
Solo allora uscirai dal grembo del nulla e dall’anonimo scambio delle mille facce costruite in serie.
Per la prima volta proverai la fatica di esserci,  ma anche la gioia vera e pura che come te non ci sarà mai nessuno, in quanto unico e irripetibile, esistenza disegnata nella notte dei tempi, ed ora consegnata ai frammenti degli attimi, per poter dire di giorno in giorno  “ecco ci sono”.

   

La campana ha smesso di suonare, mi ha martellato abbastanza. Fra poco ti alzerai ed “io”, il tuo “io”, sarò qui ad aspettarti, pronto per questo nuovo e coraggioso viaggio che ti porterà a cercarti: cercati per ritrovarti, trovarti per non tenerti per te, ma per donarti e consegnarti ad un altro, per non perderti questa volta nella prigione di questo io ritrovato. 

Raffaele Palomba